Oltre la sostenibilità: scopri il turismo rigenerativo

Possiamo lasciare il segno con un turismo rigenerativo.

Riuscire a conservare la natura, preservare antiche culture e non fare danni mentre si viaggia è un bellissimo proposito, però mentre ero in Mozambico in solitaria mi sono resa conto che potrebbe essere molto di più.

Un viaggio è un investimento.. di soldi, di tempo, di energie, di sogni. A questo punto possiamo farlo diventare un modo per lasciare un impatto positivo, uno strumento di scambio di valori, idee, emozioni ed esperienze. Qualcosa che nel mondo fa la differenza.

L’emozione che ne nasce è incredibile. Il senso, la pienezza, l’entusiasmo. Qualcosa che non è spiegabile a parole.

Trasformare l’impatto neutro in positivo

Viaggiare in modo sostenibile ed etico, sposando l’idea dello slow travel significa essenzialmente cercare di compensare o ridurre l’impatto negativo del proprio passaggio. Non lasciare plastiche, scegliere strutture gestite da locali, non disturbare gli animali, rispettare le comunità.

Questo già lo sappiamo. Tutto giusto. Tutto necessario.

Ma nasce da una domanda in negativo: come faccio meno danni possibile?

E se invece partissimo da una domanda diversa, non limitante, positiva: come faccio in modo che questo posto stia meglio grazie a me?

L’effetto cambia tantissimo!

E non è che siano necessari imprese epiche, grandi gesti o budget a sei zeri come pensavo. Il punto è come approcciamo l’idea del viaggio.

Il turismo rigenerativo è un’idea che ho iniziato a sentire mia in Mozambico ma ha preso forma e consapevolezza grazie al contatto con alcune realtà in Messico.  

Quella sensazione rara di aver fatto parte di qualcosa, di aver lasciato un segno reale.

Così cambia l’ambizione e si fa più interessante: e se potessi lasciare qualcosa di buono?

Un impatto non solo neutro, ma addirittura positivo. Sulla natura, sulle comunità locali, sui patrimoni culturali. E anche su chi viaggia.

Cosa significa viaggiare in modo rigenerativo

Spoiler: non significa spendere di più (ma lo pensavo anche io).

Ho ancora in mente quella sensazione terribile quando avevo prenotato una giornata in catamarano a Mauritius, scoprendo solo dopo che non era per nulla etica nei confronti della fauna marina e promuoveva esattamente il tipo di turismo di massa che detesto. 

E’ stato frustrante!

Da lì ho imparato che non si tratta solo di risparmiare e spendere il meno possibile, ma anche di capire dove vanno realmente i miei soldi e cosa finanziano e supportano, cosa creano nel mondo e nel lungo periodo.

In pratica essere parte del turismo rigenerativo significa cose come:

  • Scegliere strutture che reinvestono in progetti di conservazione o nelle comunità locali
  • Partecipare ad esperienze che contribuiscono concretamente alla tutela degli ecosistemi e delle popolazioni del luogo
  • Affidarsi a realtà locali, non solo per autenticità ma perché così il valore economico del turismo resta dove serve davvero
  • Tornare a casa forse con meno souvenir, ma più emozioni e consapevolezza

In realtà il viaggio intero può essere un’esperienza rigenerativa per un viaggiatore, che ritrova senso e benessere, e anche per la meta che trova aiuto, idee e risorse in ognuno di noi e nelle nostre scelte.

Insomma, c’è da capire un attimo cosa vogliamo portare a casa e cosa vogliamo lasciare nel mondo 🙂

Perché scegliere l’autenticità

Difficile da spiegare a parole.

Un conto è guardare qualcosa dall’esterno, un altro è essere parte di quel qualcosa di meraviglioso. L’esperienza che vivi ha un sapore completamente diverso.

Me ne sono accorta in Mozambico, ma anche ora che sto scrivendo e pensando che devo organizzare il viaggio in Repubblica Dominicana a breve. Non mi basta visitare un paese, voglio essere parte di un cambiamento positivo, di qualcosa che lasci il segno e permetta a me di conoscermi ed emozionarmi e alla mia destinazione di fiorire.

E quella sensazione non si replica con un itinerario costruito su attrazioni da spuntare e clichè.

C’è molto di più.